RIMBORSO RIVALUTAZIONE PENSIONI

07/07/2015

PENSIONI: LA MAGGIOR SPERANZA DI VITA RIDUCE L'IMPORTO DELL'ASSEGNO


Come tutti sanno la storica riforma Dini del 1995 ha cambiato radicalmente il sistema previdenziale italiano introducendo il calcolo dell'assegno pensionistico sulla base della quota contributiva, cioè sui contributi versati da parte del datore di lavoro e del lavoratore.
Questi contributi, rivalutati annualmente per l'indice Pil, diventano quota di pensione tramite l'applicazione di coefficienti di trasformazione legati all'età posseduta dal lavoratore al momento del pensionamento. Maggiore è l'età e più alta sarà la quota di pensione.
Successivamente sia la riforma Damiano del 2007 sia quella Monti-Fornero del 2012 sono intervenute per adeguare e diminuire il suddetto coefficiente visto l'aumento della speranza di vita media.
Il Ministero del Lavoro è infine intervenuto lo scorso 22 giugno con una ulteriore revisione dei coefficienti che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2016. Dal prossimo anno infatti gli assegni previdenziali subiranno un'ulteriore diminuzione visto l'aumento della speranza di vita.
In particolare dal 2016 la pensione di vecchiaia si conseguirà con 66 anni 7 mesi e pertanto, fermo restando l'importo del montante contributivo, la pensione scenderà soltanto di 8 euro al mese.
I lavoratori che invece hanno già maturato un diritto a pensione (o che lo matureranno entro l'anno), e che quindi possono scegliere quando uscire dal mondo del lavoro, hanno tutta la convenienza a farlo entro il prossimo mese di novembre (o entro il 30 dicembre per il settore pubblico) affinché possano beneficiare di coefficienti più generosi e dal prossimo 1° gennaio possano altresì vedersi applicare la perequazione in funzione della fascia di importo del trattamento pensionistico. A parità di condizioni, per i lavoratori ex retributivi l'impatto è notevolmente inferiore, considerato il poco lasso di tempo che intercorre dal 2012.
Si tratta quindi dell'ennesimo intervento legislativo purtroppo finalizzato a pregiudicare i diritti dei pensionati italiani. Gestione Crediti Pubblici ha già intrapreso importanti iniziative per la tutela dei diritti dei pensionati italiani, in particolare, dopo la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 30 aprile 2015, per il recupero delle ingenti somme non riconosciute per la mancata indicizzazione delle pensioni dal 2012 ad oggi. Per maggiori informazioni visita il nostro sito dedicato  www.rimborsopensioni.it