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ESPROPRIAZIONI

17/10/2011

AL PRIVATO VITTIMA DI ESPROPRI E’ RICONOSCIUTO UN INDENNIZZO RICOMPRENDENTE PREGIUDIZI PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI 


Inoltre le novità contenute nel decreto legge 98/2011 convertito in legge 111/2011 prevedono che se l’amministrazione alla luce di un procedimento irregolare di esproprio vuole conservare il possesso del bene dovrà dimostrare l’esistenza del criterio dell’interesse pubblico adducendo ed elencando le specifiche circostanze che interesseranno ciascun singolo caso. Alla luce di questo nuovo profilo giuridico trae vigore l’indirizzo dello staff legale di Gestione Crediti Pubblici e del suo Legal Manager Avv. Pietro L. Frisani che da sempre sostengono i diritti dei cittadini troppo spesso schiacciati dagli abusi della Pubblica Amministrazione.

Quando l’amministrazione sbaglia la procedura e mantiene il possesso del bene sarà possibile attivare un procedimento che converta in denaro il valore dell’immobile nel quale assumo diverso valore la motivazione di interesse pubblico e l’entità dell’indennizzo dovuto.
Relativamente al primo presupposto si rende necessaria una specifica valutazione degli interessi in conflitto che dovranno essere attuali e corrispondere ad eccezionali ragioni di interesse pubblico, secondo questo orientamento il legislatore si adegua all’indirizzo dettato dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che in più occasioni ha criticato i comportamenti abusivi delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei privati cittadini. L’amministrazione si trova quindi costretta ad elencare circostanze specifiche senza limitarsi ad una generica motivazione di opportunità. Relativamente al cittadino qualora lo stesso desideri la restituzione del bene potrà eccepire la possibilità di soddisfare altrove le esigenze dell’ente pubblico ovvero chiedere la conversione dei propri diritti con l’ottenimento di una congrua indennità.
L’indennità è il secondo rilevante profilo della legge richiamata: al privato che perde definitivamente l’area andrà corrisposto un indennizzo da pagare entro 30 giorni e corrispondete al valore venale del bene aumentato del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale (10% del valore del bene).
Le novità introdotte dal Dl sembrano essere retroattive e riguardare pertanto tutte le acquisizioni dell’ultimo decennio; i cittadini insoddisfatti potranno pertanto rivolgersi al TAR qualora ritengano che il bene non esprima un interesse pubblico prevalente ovvero alla Corte di Appello per la quantificazione dell’indennizzo.