CREDITI VERSO COMUNI IN DISSESTO

15/04/2010

ANCHE IL COMUNE CHE SI TROVA IN STATO DI DISSESTO E’ OBBLIGATO A PAGARE I DEBITI DALLO STESSO CONTRATTI PRIMA DELLA CRISI FINANZIARIA


Lo hanno stabilito i giudici della Suprema Corte di Cassazione (Sent. 2095/2008) i quali hanno precisato che "ai sensi dell’art. 81, comma secondo, del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77 – come sostituito dall'art. 21 del D.Lgs. 11 giugno 1996, n. 336 – dalla data della dichiarazione di dissesto del Comune e sino all'approvazione del rendiconto di cui all'art. 89 non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione, mentre nessuna conseguenza si ha per quanto riguarda le azioni di cognizione, le quali possono continuare ad essere promosse da o contro l'ente dissestato, non essendo prevista alcuna perdita della capacità processuale del Comune né alcuna sostituzione dell'organo della proceduta agli organi istituzionali dell'ente".

Di seguito si riporta la sentenza per intero:


Svolgimento del processo


Con citazione innanzi al tribunale di Napoli la società Libreria N. di A. N. & C. sas conveniva in giudizio il Comune di Napoli per ottenerne la condanna al pagamento della somma di L. 11.756.435, qual saldo per una fornitura di libri, oltre interessi legali dalla scadenza del credito, interessi anatocistici e maggior danno ex art. 1224 c.c..


Nel contraddittorio delle parti il tribunale adito accoglieva la domanda limitatamente al saldo della fornitura e dichiarava inammissibile la pretesa accessoria per interessi e maggior danno.


La decisione era confermata dalla Corte d'appello della stessa città con la sentenza emessa in data 21 ottobre 2002, che rigettava l'appello della società, considerando che, trattandosi di debitore ente pubblico territoriale per il quale era stato dichiarato lo stato di dissesto, in applicazione della disciplina prevista dal D.Lgs. n. 77 del 1995 in tema di risanamento degli enti locali, per i debiti insoluti alla data di deliberazione dello stato di dissesto e sino all'approvazione del rendiconto finale era sospesa la corresponsione degli interessi e degli altri accessori del credito.


Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la società Libreria N. di A. N. & C. sas, che ha affidato l'accoglimento dell'impugnazione ad un unico motivo.


Ha resistito con controricorso il Comune di Napoli.


Motivi della decisione


Con l'unico motivo d'impugnazione - deducendo la violazione e la falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 1223, 1224, 1226, 1283 e 2056 c.c., e del D.Lgs. n. 77 del 1995, art. 81, comma 4, come modificato dal D.Lgs n. 336 del 1996, art. 21, la ricorrente sostiene che il giudice del merito, sulla scorta anche della sentenza della Corte Costituzionale n. 269 del 1998, avrebbe dovuto considerare che la disposizione di cui al predetto art. 81, non escludeva la maturazione degli accessori del credito dopo la deliberazione dello stato di dissesto, ma si limitava ad escludere che detti accessori potessero essere opponibili alla procedura, lasciando pertanto integra la facoltà dei creditori di azionare tali diritti nei confronti dell'ente pubblico una volta cessato lo stato di dissesto ed esaurita la procedura medesima della gestione straordinaria.


Il motivo è fondato.


Il giudice del merito, infatti, non ha tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale n. 269 del 1998, che ha ritenuto non fondate, in riferimento agli artt. 2, 3, 23, 24, 41, 53, 97 e 113 Cost., le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 81, comma 4, anche in combinato disposto con del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, art. 89, comma 11, e degli art. da 77 a 99 (capo 7^) (Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali), come modificato dal D.Lgs. 11 giugno 1996, n. 336, all'uopo specificando che era erroneo il presupposto, da cui aveva preso le mosse il giudice rimettente, che, a seguito della dichiarazione di dissesto finanziario di un ente locale, i crediti nei suoi confronti non producano interessi e non siano soggetti a rivalutazione monetaria.


Il Giudice delle leggi, pertanto, ha precisato che tali frutti ed accessori maturano anche successivamente all'apertura della procedura concorsuale, rimanendo soltanto non opponibili ad essa ed esclusi dall'ammissione alla massa passiva, mentre resta integra - secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata - la facoltà del creditore di esercitare tali diritti nei confronti del Comune, una volta cessato lo stato di dissesto ed esaurita la procedura di gestione straordinaria.


Nè per effetto della liquidazione straordinaria in caso di dissesto - che tende al risanamento finanziario dell'ente locale ed a fare fronte ai suoi debiti anche con risorse aggiuntive, derivanti da un apposito mutuo a carico dello Stato - si determina la denunciata estinzione dei crediti, o della parte di essi, rimasti insoddisfatti in sede concorsuale, giacchè i crediti non ammessi o residui, conclusa la procedura di liquidazione, potranno essere fatti valere nei confronti dell'ente risanato.


La giurisprudenza di legittimità (ex plurimis: Cass. n. 6801/2003; Cass. n. 1191/2001) ha quindi ritenuto che ai sensi dell'art. 81, comma secondo, del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, come sostituito dal D.Lgs. 11 giugno 1996, n. 336, art. 21, dalla data della dichiarazione di dissesto del Comune e sino all'approvazione del rendiconto di cui all'art. 89 non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione, mentre nessuna conseguenza si ha per quanto riguarda le azioni di cognizione, le quali possono continuare ad essere promosse da o contro l'ente dissestato, non essendo prevista alcuna perdita della capacità processuale del Comune nè alcuna sostituzione dell'organo della procedura agli organi istituzionali dell'ente.


Di conseguenza, la domanda proposta dalla società ricorrente diretta ad ottenere il riconoscimento degli interessi non doveva essere dichiarata inammissibile.


Il ricorso deve, perciò, essere accolto e la impugnata sentenza deve essere cassata con rinvio per nuovo giudizio alla medesima Corte d'appello di Napoli in altra composizione, che giudicherà in applicazione del seguente principio di diritto:


"Ai sensi del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, art. 81, comma 2, come sostituito dal D.Lgs. 11 giugno 1996, n. 336, art. 21, dalla data della dichiarazione di dissesto del Comune sino all'approvazione del rendiconto di cui all'art. 89 non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione, mentre nessuna conseguenza si ha per quanto riguarda le azioni di cognizione, le quali possono continuare ad essere promosse da o contro l'ente dissestato, non essendo prevista alcuna perdita della capacità processuale del Comune nè alcuna sostituzione dell'organo della procedura agli organi istituzionali dell'ente".


Al giudice del rinvio è rimessa anche la pronuncia in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità (art. 385 c.p.c., comma 3).


P.Q.M.


La Corte:


Accoglie il ricorso; cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d'appello di Napoli in altra composizione.